divulgazione casuale e non retribuita

TY SEGALL / GOODBYE BREAD (2011 - drag city)




apro questo side-project dell’amato me stesso semplicemente per proclamare a gran voce i miei deliri et disiri con il mio definitivamente favorito disco del 2011.
ovviamente qualsiasi cosa scriverò è frutto della mia esperienza intesa come tale e non con brutale superbia E nondimeno del mio gusto, senza nessun tipo di freno.

in un anno dominato da riflussi più o meno minorenni/minorati di dubstep/synthinvasion/waveisticiricordi/tunztanzdijoydivisionaniamemoria/
cantautorato barbuto ovviamente se qualcuno (un qualcuno che pubblica ep su into the red e album su drag city, con una mustang e tanta joie de vivre) pubblica un lp di cuore, di culo, di cattiveria, di Bei e non belliximihipzteriximi [che tanto dopodomani ve ne stancate] suoni l’unico possibile risultato è un superdiscone per gli amanti del rumore 90’s + 60’s mood + volume a 12.

involontariamente quest anno ty segall ha trovato nel ring i suoi compagni di merende: sic alps (nei quali milita a tempo perso) e thee oh sees (coi quali collabora a tempo perso) in primis. entrambi nel giro in the red / drag city, che per chi fosse un pò arrugginito sono il gotha delle etichette garage. vedasi: http://www.discogs.com/Dan-Melchiors-Broke-Revue-Bitterness-Spite-Rage-Scorn/release/2364678 2002. meditate, meditate.

MA, se i sic alps si concedono a lussuriosi beat che un pò fan l’occhiolino alle produzioni modaiole (anche se non vedo l’ora che esca http://www.dragcity.com/products/vedley) e i thee oh sees ormai scrivono con lo stampino da dog poison (anche se castlemania è uno dei dischi più belli del 2011), ty rimane estremamente fresco, originale, creativo, potente. una spanna sopra ai suoi seppur degni compari.

you make the sun fry vale da sola il disco, goodbye bread è una title track come ce ne son poche, fine, where your head goes, i can’t feel it sono delle piccole perle.
il resto del disco è di squisita e rozza fattura, una perla nell’oceano di merda defecato da questo 2011 balordo.

poco adatto a chi non andrebbe mai a vedere un gruppetto hardcore nel localino solo perchè suonano senza mixer.

10/10, in spirito completamente indipendente e coerente con le proprie radici socio-musical-culturali. ty, bravo. non lo fare il salto di qualità, che se qualcuno di grossissimo ti si incula poi fai la fine dei black keys. ah già, te non sei uno da unsolodiscobuono. ho detto una cazzata.

ps: saluti, auguri, buone feste ai cervi (http://www.deerwaves.com/) che stanno facendo un ottimo lavoro.